Skoda pronta a rimettere in strada il mito degli anni 90: tra nostalgia e modernità, il mix è davvero eccezionale

Breve ritorno sulle tracce di Skoda Felicia Fun: tra “tempo libero” e design, la nostalgia incontra una nuova idea di concept.

La storia ricomincia da un’icona leggera, nata per il divertimento. In casa Skoda la praticità è un marchio di fabbrica, con soluzioni furbe pensate per semplificare la vita di tutti i giorni; eppure, tra un vano ben sfruttato e un dettaglio “simply clever”, negli anni Novanta è spuntata la Felicia Fun, pick-up spensierato e fuori dagli schemi, figlio di due concept che ne anticiparono lo spirito.

Skoda mito anni 90
Skoda torna il mito anni 90 (skoda-stroyboard) topmoto.it

Quel modello, prodotto dal 1994 al 2001, era un invito a staccare: roll bar integrato nel frontale, abitacolo trasformista e un trucco geniale dietro i sedili anteriori, con il pannello che scorreva verso il cassone per ricavare due posti “di fortuna”. Un’auto “da spiaggia”, come la definiva il costruttore, lontana dagli eccessi ma ricca di idee d’ingegno. Oggi quel nome torna a galla in una forma inedita, digitale, che gioca con i ricordi senza limitarsi a copiarli.

Skoda Felicia Fun concept

L’interpretazione è affidata a Julien Petitseigneur, designer Skoda, che reimmagina la Felicia Fun in chiave contemporanea ispirandosi al linguaggio della Vision 7S. I rimandi sono chiari: carrozzeria gialla, inserti viola in eco del marchio, e quel robusto “maniglione” sul portellone che sa di attrezzo utile e segno grafico insieme.

Skoda mito anni 90
Skoda Felicia Fun concept (skoda-stroyboard) topmoto.it

A cambiare, invece, è il volto: la Tech Deck Face introduce una firma luminosa a T con fari a led proiettati nel presente, mentre protezioni scure avvolgono la scocca puntando su robustezza visiva e coerenza da pick-up. Dentro, l’essenzialità dell’originale lascia il posto a un display continuo a tutta larghezza, pensato per dialogare con guidatore e passeggero con una grafica che strizza l’occhio ai videogame anni Ottanta.

I sedili riprendono il giallo tradizionale, ma spariscono i rivestimenti neri con le piccole rane e, soprattutto, non c’è traccia dei sedili posteriori a scomparsa: un richiamo che resta nel cassetto dei ricordi. L’azienda è chiara: si tratta di un esercizio di stile, non di un’anticipazione di prodotto o di gamma.

C’è poi il dietro le quinte del progetto, interessante quanto l’oggetto finale. Petitseigneur racconta di aver usato l’intelligenza artificiale nelle fasi iniziali, per testare rapidamente direzioni e assetti estetici: una serie di prompt mirati per ricostruire lo spirito dell’auto originale, generando bozze utili a mettere in fila le idee.

Materiale grezzo, per sua stessa ammissione, da rifinire con sensibilità e metodo tradizionale fino al risultato definitivo. Una sperimentazione controllata, quindi, dove la tecnologia accelera l’esplorazione, ma la mano resta quella del designer.

E il senso complessivo del lavoro è proprio questo: recuperare un mito leggero degli anni Novanta e tradurlo con un alfabeto attuale, senza promettere ciò che non è all’orizzonte. Un omaggio coerente alla doppia anima Skoda: concreta quando serve, giocosa quando può.

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